lunedì 19 dicembre 2011

"L'avversario"  - di Emmanuel Carrère.

Jean-Claude Romand ha sterminato la sua famiglia, moglie e bimbi piccoli, poi è andato nella casa tra i boschi dove vivevano i suoi anziani genitori e ha ucciso anche loro. Ritornato a casa, ha cosparso di benzina ogni angolo e ha cercato di bruciare assieme ai corpi dei suoi figli e di sua moglie.
Viene trovato vivo. Tornato in sè confessa gli omicidi e tutte le menzogne che hanno regnato i suoi ultimi diciotto anni. Emmanuel Carrère decide di raccontare la sua storia, e lo fa rivivendola insieme a chi legge, soffrendo.

Orsorosso ne consiglia la lettura, per comprendere meglio le proprie ombre, i silenzi che regnano la solitudine. Ogni silenzio. Ne è stato tratto un film con Daniel Auteuil, che Orsorosso ha avuto la malaugurata idea di guardare di notte.
Guardatelo di giorno, se avrete voglia.


 

lunedì 12 dicembre 2011

monday morning

Le gambe accusano il dormire poco, il dormire poco rivendica la sua innocenza.
Non arrivo ai Passi, faccio un saluto a Gilberto che mi prepara un caffèlatte.
Un vecchino ordina un Titanic, Gilberto prende dal bancofrigo una brocca piena di una bevanda rossa. Ne versa un po' in un bicchiere da prosecco. Mentre metto lo zucchero la domanda sorge spontanea.
- Come mai si chiama Titanic?
- Perchè dopo il terzo affondi.
Il vecchino lo butta dentro in due sorsi, io continuo a mescolare.
- E' una mia invenzione.
- Ovviamente la ricetta è...
- ... segreta.
- Appunto.
Pago, leggo un articolo sul Tirreno di una discussione "politica" al polo Porta Nuova durante il dj set di Roy Paci.
Flashback.
Mi viene in mente qualche settimana fa al Leningrad, stavo mettendo gli ultimi pezzi.
Parliament - Up For The Down Stroke. Premo play.
Si avvicina un ragazzo. Un attimo prima era al tavolo sberciando con un altro tizio in un'altra lingua, credo albanese. Mi chiede Lady Gaga, e come diceva l'uomo in caduta libera dal grattacielo, fin qui tutto bene.
Il meglio arriva dopo, sbiascicando, con tono pacato.
- Senti... non so se tu mi puoi aiutare - ammicca - hai mica del fumo?
- No.
- No perchè... il mio amico voleva fumare.
- Non so davvero come aiutarti.
- No perchè... col mio amico siamo stati a Lucca...
Pausa. Si mette indice e medio sulle labbra, roba da film di Refn.
- No perchè... a Lucca... si fuma. - con occhiolino finale.
E qui non so davvero come controbbattere.
Seleziono il pezzo successivo, mi sembra adatto.
Curtis Mayfield - The Pusherman. Premo play.
- Metti bella, bella, bella musica.
- Grazie.
- Ma non sai se qui qualcuno vende qualcosa... no perchè a Lucca...
- Qui non fuma nessuno.
Insomma, come dicono due mie care amiche, sono le gioie della vita rupestre.
Fine flashback.
Esco dal bar di Gilberto, vado al Margherita. All'entrata c'è il Senegalese che da otto anni vedo tutte le volte che esco di casa, e da otto anni ci diciamo sempre la stessa cosa.
- Ciao.
- Ciao.
Mentre riempio il sacchetto di noci mi accorgo che fuori è un buio mattino, le luci del market sono sparate al massimo, l'omone alla cassa scorre i prodotti fissando il vuoto e la radio canta Let It Snow. Immagino spuntare un uomo col passamontagna e il mitra che urla fermi tutti questa è una rapina.
E oggi la Dreher costa meno della Whurer.
Vai a capire perchè.

martedì 6 dicembre 2011

coincidenze

Poche notti fa guardo un film, mi devasta. E' tratto da un libro di Carrère.
Stanotte guardo un film, per caso. Mi devasta.
Solo dopo scopro che è diretto dallo stesso Carrère, sempre tratto da un suo libro.
Ci sono film che inseguono il tuo tempo, quello che vivi. Le coincidenze sono puttanate, ma servono a farti pensare. La vita ci chiude dentro a sigarette senza filtri, a riflessioni insonni. Il presente vacilla, il futuro è come la la lana persa dal tuo vecchio maglione, quello a cui sei affezionato. La tiri via col tempo, senza farci caso. Eppure perdi qualcosa e non lo sai. Nella maglia si crea un buco che pensi di far ricucire, ma lo indossi lo stesso.
E intano tiri via altra lanetta, piano, senza pensarci.

venerdì 25 novembre 2011

gufo sbattuto

Non c'è nessuna sottomissione nell'ammettere il proprio presente.
L'anima riflessa del mattino è il linguaggio della colpa, come la custodia continua dei ricordi, come le foglie cadute sui prossimi passi. Con la consapevolezza di non essere eterni, attoniti sulle panchine fredde d'autunno, ossa tremanti e circuiti di sperma clandestino. Nascondersi in un cappuccio e farsi guardare da una bambina in braccio al nonno sotto premature luci natalizie. Reali rischi di omicidio davanti mensa.

- Signore scusi lei vende biciclette?
- Non ancora, piccola testa di cazzo.

Non c'è nessuna sottomissione nell'avere la sensazione di sentirsi un gufo sbattuto.
Belle ali, begli occhi grandi e spietati e le penne spalmate sull'asfalto.
Com'era? Vedi cara, è difficile spiegare, è difficile parlare dei fantasmi di una mente.
Bisogna prenderli i treni, tutti quanti, prenderli e ingoiarli tutti per riuscire a non lasciarsi andare. Quello che c'è attorno conta meno di zero, quello che c'è attorno non ti vive dentro, non sanguina, non marcisce.
Bisogna chiodarla al muro quell'anima riflessa del mattino.

martedì 15 novembre 2011

sennò vestiti

Stanotte ho incontrato Diane Di Prima, mi chiedeva se avessi freddo.
Così freddo che potremmo farci gelare la birra, dicevo io.
Lei ammiccava e mi lasciava andare, dopodichè la sveglia è stata la vicina,
- dimmi cos'hai o ti riempio di botte, sennò vestiti -
dei termosifoni ne sento l'odore ma non la convinzione,
da poco tempo puliscono anche la via nascosta dietro casa
dove deambulano le vecchiette a braccetto
e gli studenti miei vicini di palazzo che non ho mai conosciuto.
Forse perchè non mi vedono e potrei capirli, lo farei anch'io.
Dans Macabre, recita Marco Fiorito, un uomo responsabile,
- il resto scompare, anche se stabile -
è possibile dare senso a quelle foglie e al loro colore di Novembre
senza fare furti in banca, senza obiettivi che non si sanno usare.
L'acqua alla gola non basta per parlare,
poi il senso fugge e una bugia ne prende il posto.
Meglio mettere le mani nel marcio che c'è in cucina,
per vederla pulita spezzare il manico della scopa
e passare alla cassa.

giovedì 10 novembre 2011

melma e merda

Se qualcuno fosse in grado - magari la mia mente o più semplicemente i miei occhi - di raccontare le parole e gli schiaffi dei pensieri che attraversano i miei giorni, forse capirei meglio quanto di pochi ci si possa fidare. Chi giura e spergiura ha una grande battaglia persa in corso con la propria ipocrisia. Ci sono frasi che solo a sentirle mi lacerano l'intestino, mi strappano la pelle lentamente. Non c'è niente di vero, è questo che il silenzio mi suggerisce, è sempre peggio. Eppure è questa la merda che ci tocca toccare con mano, i complessi di Zelig, il santo che te lo mette in culo dietro l'angolo. Le collezioni di virtù comprate all'asta da chi non ha nemmeno mai sentito l'odore della propria merda.
Credo che 'merda' sia la parola più complicata che sto usando in questo discorso.
Mi nutro consapevole del fantasma che sto diventando. Fantasma nei fantasmi.
Fantasmi di una vecchia illusione, fantasmi di amore indifferente.
Vado a fare nei miei sogni la mia più grande sorsata d'umiltà.

venerdì 4 novembre 2011

badate bene

Esiste una sottile linea di confine tra ciò che la gente vede in te e ciò che la gente vuole da te. Eppure è davvero molto semplice, badate bene. Bastano piccoli spunti, piccole frasi servite su un piatto d'argento per capire cosa si nasconde dietro ad un sorriso. Sorriso falso? Non necessariamente.
Sorridere è una delle azioni più complicate da fare nella vita.
Regalarlo a chiunque è uno sforzo inutile.

C'è una capacità che non appartiene a molti. Il saper scindere nelle persone il fare dall'essere. Io non sono sempre ciò che faccio. Io sono il motivo per cui lo faccio. Se il tuo interlocutore riconosce il motivo per cui agisci, allora ha raggiunto un gradino più alto nella comprensione della tua persona. Nessuno è obbligato a comprendere nessuno, sia chiaro. Ma ci dev'essere un motivo, anche per sorridere a qualcuno.
Se non c'è, preferisco restare ad ascoltare la pioggia.