sabato 7 aprile 2012

Conrad ha fatto bene

Conrad ha fatto bene a scrivere quella confessione, La linea d'ombra.
Io ho fatto bene ad interrompere il silenzio quand'era il momento.
Ho fatto bene a non aver niente da fare per ammettere la semplicità.
Conrad ha fatto bene a viaggiare per mare. A specchiarsi nel sale.
Ammettere la semplicità. Viaggiare per mare.
Non c'è nessuna differenza.
Una cosa è certa, io non sono Conrad. Lo pensavo oggi.
Stavo in mezzo a un paese intero che recitava il padre nostro.
Un paese intero. Sotto la pioggia sottile. Le colline infilzavano le nuvole.
Ero tentato di rubare il bastone di mio nonno. Ero tentato di sentirmi meglio.
Ero tentato. Alla terza grappa ho permesso a mia madre di farmi le carte.
Ci ha preso, naturalmente. Anche Conrad ci ha preso.
Ma io non sono Conrad. La linea d'ombra va attraversata.
Che ci sia il sole o no. Che la pioggia abbia smesso di cadere, oppure no.

mercoledì 4 aprile 2012

le cose che ricordo

Le cose che ricordo sono il vivere il gelo tra gli scogli e il sole d'estate. Le cose che ricordo camminano con me. Si affacciano con me dalla finestra, si riflettono allo specchio e si specchiano indifesi. Si lasciano guardare e accarezzano la vita. Alle cose che ricordo ne avrei di cose da dire, da raccontare. Vorrei raccontargli le nuvole di aprile, i capricci di sentirsi invisibili come tulipani nel cemento. Alle cose che ricordo vorrei descrivergli la traiettoria metallica dei proiettili di questa guerra che sfiorano l'anima e le tempie. L'inganno della compagnia, l'inganno del fiume che scorre e che ha paura di diventare mare. Le cose che ricordo mi guardano allontanarmi di spalle e ingoiano i sorrisi e i fallimenti. Le cose che ricordo mi fanno prendere la rincorsa, mi fanno prendere l'aereo e sorvolare la trincea. Le cose che ricordo mi rendono possibile. Com'è possibile la meraviglia e la luce, com'è possibile la distrazione, com'è possibile il sudore e la pelle sotto le mani. Le cose che ricordo sono la notte aperta in due.
Dove stelle brillano come il migliore degli arrivederci.













foto di Su Graz

domenica 1 aprile 2012

mentre cammino

Mentre cammino vengo seguito da un coniglio bianco e nero.
E' nella siepe che costeggia il marciapiede. Tra le foglie e i rami sento il fruscio del suo passo che va a scatti. Quando mi accorgo della sua presenza mi fermo. Si ferma anche lui. Ci guardiamo.  Mi viene in mente Ferlinghetti.  Il male è l'amore fritto allo spiedo e rivoltato su se stesso. Muove piano il muso, continua a fissarmi. C'è un bel sole, rassicurante. C'è chi vorrebbe fosse sempre primavera. Mi avvicino e anche il coniglio si avvicina. Fa uno scatto fino alla punta delle mie scarpe. Gli gira intorno. Dura circa un minuto. Poi scappa via. Sparisce nella siepe. C'è un bel sole, rassicurante. Rimango un poco fermo.
Una macchina suona il clacson senza motivo.
Ricomincio a camminare.

lunedì 26 marzo 2012

col tempo

Ci sono dei racconti che si leggono fino a metà. Perché l'altra metà non arriva, perché l'altra metà non interessa. Il tedio leggero s'insinua nelle feritoie del mattino. Si sale a bordo di barche senza rotta, per poi incrociarsi con altre barche senza il cenno di un saluto. E' possibile che esista una direzione: paesi sconosciuti dove abitano angeli nascosti. Dov'è benvenuto l'errore, dove l'amore non ha segnali orario, dove anche il silenzio è un racconto stesso.

Pausa. Rumori di posate, il suono di un uccello che non riesco a riconoscere. Un aereo sembra non allontanarsi mai. Ieri ho camminato per la strada come se non fossi in piedi. Ho chiesto i numeri per il superenalotto a un'amica più fortunata di me. Ho visto la gente affacciarsi dalle spallette, ho visto la gente contenta di farlo. Le nuvole indugiavano sul tramonto. Il vicolo del Tidi ha ombre nascoste e per un attimo mi sembra di vedere Nicolino dietro l'angolo. Un'illusione.

Per una vita fatta di illusioni, dove anche noi siamo illusioni. I nostri pensieri sono traditi dai desideri. Il nostro teatro interiore ha un grande sipario. Dietro si nasconde la verità irraggiungibile. Non mi piace la parola irraggiungibile. Nè dirla, tantomeno pensarla. Anche con la parola verità ho un pessimo rapporto. Ringrazio ogni mio dubbio di esserci, perché non bisogna mai smettere di porsi delle domande. Eliminare i punti interrogativi. Mettere un punto.

Solo così anche ciò che è estraneo ci appartiene.
Nel soffrire c'è la prova che si è in grado di vivere.

sabato 24 marzo 2012

saturday sun

Nel blues del sabato mattina realizzo che forse dovrei fare a meno di indossare il cappellino di lana. Roy Bookbinder, Baby, it must be love. Gilberto mi ha preparato un caffè appena sufficiente. Mentre lo sorseggio in vetro fuori dal bar penso a quel bambino ieri, riccioli d'oro e mani nella terra. Mi ha affermato che il futuro è ciò che viene dalla notte. Sei ingiusto piccolo mio. Ho quasi sette volte la tua età e queste frasi dovrebbero venire in mente a me. E' che comincia a fare caldo e farei a meno anche dei vestiti per la strada, se vivessimo in una società nudista non avrei problemi. Ma i vecchietti seduti all'ombra del giornalaio giudicano i miei sandali in silenzio. Chi sono io per giudicare così il caffè di Gilberto. Chi sono loro per giudicare i miei sandali. Mi viene in mente quella poesia.
I talk with my soul, i play with my gun. Let me die in this saturday sun. 
Bella. Non è nessuna poesia, l'ho pensata guardando i vecchietti. Quindi si, forse è una poesia. Quanto è facile scrivere in inglese. Saturday sun, che è pure una canzone.
Ma questa è un'altra storia.

martedì 20 marzo 2012

Come quando aspetti l'autobus

Il libro, la ricciola seduta di fianco. Da quando mi son seduto si è innervosita, le dita tra i capelli. La soluzione non è in quelle scarpe di seconda scelta, Clarisse.
Troppo silenzio in via 24 Maggio. Troppo silenzio dove non viene richiesto. La bottiglia appesa al cancello per distrarre il cane. Il cane che non c'è. Troppo silenzio in questa strada, troppo silenzio dov'è richiesta almeno una parola. Pensa prima di parlare, questa è una frase inutile. Tutti pensiamo prima di parlare, anche chi dice la cosa più idiota pensa prima di parlare: pensa una cosa idiota.
Cerca un buon momento per stare in silenzio, questo direi ai miei figli. Figli. Grassi e biondi. Risate. Moquette, parquet. Nomi francesi per un pavimento da calpestare. Come le azioni altrui. Le azioni da calpestare con la mente, è meglio di camminare sull'acqua. Gesù non aveva capito un cazzo. Capisco il farsi torturare. Ma una botta di onnipotenza ci vuole. Perdona loro perché non sanno quello che fanno. Ma lascia stare, perdonali direttamente tu. Sai la soddisfazione. Io lo faccio spesso. No non ci provo tanto gusto, è il senso di pietà che mi assale. La ricciola ha tutto il diritto di arricciarsi i capelli. Il cane si fa vivo, da' una musata alla bottiglia. C'è un grosso silenzio. Beato silenzio.
Ti do una dritta, silenzio. Pensa prima di parlare.
Si, lo so.
Lo so.

martedì 13 marzo 2012

poesia educativa dal piano di sopra

da leggere urlando


maremma maiala
puttana eva
puttana

il pavimento è bagnato
te l'ho appena detto
stai lì
cosa piangi

maremma maiala
puttana eva
puttana

ora vengo a prenderti
dai capelli
ora la devi finire
vai a finire subito lì

maremma maiala
puttana eva
puttana